La storia dei sei giovani africani ospitati a Viareggio da maggio.

Impegnati con la cooperativa Odissea

Viareggio, 23 agosto 2015 - Non sono fantasmi. Sono giovani africani richiedenti protezione internazionale. I sei profughi – su cui in questi giorni molti, anche tra le forze politiche, si sono interrogati senza trovare risposte – sono arrivati a Viareggio a maggio scorso. Hanno nomi e cognomi, una giovane età e provengono da paesi ad alto tasso conflittuale, dal Ghana, dalla Nigeria incendiata da Boko Haram. Hanno alle spalle storie personali delicate e complesse che li hanno portati a fuggire, affrontare viaggi disperati fino ad arrivare, attraverso i vari centri di smistamento, fino a Viareggio, zona campo d’aviazione. Ad accoglierli ci ha pensato la cooperativa Odissea – affidataria del consorzio lucchese So.&Co. che ha vinto un bando prefettizio – che gestisce diverse strutture nella provincia di Lucca, tra cui il progetto Sprar per i rifugiati e richiedenti asilo a Capannori.

«I sei giovani uomini – racconta il presidente di Odissea, Valerio Bonetti – sono ospitati in un appartamento a locazione privata, dove effettuiamo un monitoraggio e presidio quotidiano, con lo psicologo e il mediatore sociale». Quando sono arrivati parlavano inglese, adesso studiano l’italiano: imparare la lingua è un obbligo imposto dalla Prefettura a questo tipo di progetti, dieci/dodici ore di lezione alla settimana. «I primi tre mesi – prosegue Bonetti – sono i più complicati, servono di assestamento linguistico e sociale. A settembre partiremo con i lavori socialmente utili grazie a un progetto che stiamo costruendo con il Comune di Viareggio, forse sulla manutenzione o pulizia dei parchi. Poi sarà il momento dei tirocini curriculari e professionalizzanti». 
Per i primi sei mesi è vietata ogni attività lavorativa retribuita, allora il processo di integrazione inizia attraverso il volontariato. Intanto, insieme agli operatori della cooperativa, i profughi raccolgono le loro storie nei dossier che serviranno di fronte alla commissione che deve riconoscere loro lo status di rifugiati. E imparano ad orientarsi nel territorio e nella comunità che li ha accolti. 

Non resteranno soli a lungo. «Sappiamo che il Prefetto sta chiedendo sforzi maggiori a tutti i comuni della Versilia» conferma Bonetti che fa anche parte del tavolo delle marginalità attivato dall’amministrazione. Sarà settembre e sarà – pare – inevitabile.

Giulia Maestrini

 

Fonte:
http://www.lanazione.it/viareggio/cronaca/i-profughi-pronti-ai-lavori-socialmente-utili-1.1237899

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